HOME: Qui nessuno è straniero!

Accoglienza per i trapiantati e le loro famiglie

Aprire la porta d’ingresso e leggere “Qui nessuno è straniero”: accade a Verdello, in provincia di Bergamo, presso la Casa Accoglienza dell’Associazione Home. Aprire la porta e sentirsi a casa: accade a Luciano, Cinzia, Angela, Yasna e sua figlia Masha che al ritorno quotidiano dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo a Verdello trovano accoglienza, dialogo, sapore di famiglia. Aprire la porta, quella della propria abitazione, e sapere che con te vivranno 35 ospiti. Sulle pareti azzurre da tempo si specchiano le storie di chi è stato curato prima agli Ospedali Riuniti e ora al Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

L’Associazione

Home Onlus è nata dalla voglia di un gruppo di trapiantati di fare qualcosa di concreto per ricambiare un dono ricevuto: un grazie che si è trasformato in accoglienza e servizio, così come spiega l’ex presidente Carmine Acerbis: “Molti di noi che già aderivano all’Associazione Amici del Trapiantato di fegato di Bergamo, hanno sentito la voglia di impegnarsi fattivamente per aiutare quanti si trovassero in situazioni simili a quelle vissute personalmente. Un progetto, però,che non voleva tradursi solo nelle corsie d’ospedale dove l’attività di assistenza può solo essere sporadica, bensì un progetto più ampio e radicato che ci vedesse maggiormente coinvolti. Home onlus è nata da quest’idea e ora è una associazione di volontariato, onlus di diritto”.
La Home-Onlus e nella figura del nuovo presidente Franco Pizio unitamente a Gigi Mazzoleni, Ivan Carminati, Leonardo Morelli, Ermenegildo Morelli, hanno sposato e continuano l’impegno assunto a suo tempo dal team iniziale spiegando con lucidità il perchè un trapiantato abbia ancora voglia di stare vicino alla dimensione della malattia : “Essere trapiantato significa vivere la vita come un dono quotidiano, senza perdere coscienza della morte a cui ti sei trovato faccia a faccia; si matura un nuovo senso sulla caducità della natura umana. Si entra in una dimensione di accettazione entro la quale è possibile, come accade per noi, occuparsi di altri ammalati senza cercare di fuggire dall’idea che esiste un termine ad ogni cosa. Per alcuni di noi, inoltre, impegnarsi nelle attività dell’Associazione ha significato rientrare nella vita civile, perché, lasciato libero dal lavoro,  vuol dire   ritrovare un impegno quotidiano, trovare nuovi obiettivi e nuovi scopi”.

Le strutture 2011

L’occasione si è presentata nel 2011 quando la Parrocchia di Verdello ha dato la disponibilità ad utilizzare uno spazio in via Solferino :”Abbiamo presentato un progetto che ha portato alla realizzazione di 5 camere per un totale di 11 posti letto, 1 soggiorno, 1 cucina e 4 bagni”. Un luogo piacevole ed accogliente, con le travi a vista, i divani in velluto verde e una cucina ampia dove è facile incontrare mamme e bimbi con le labbra rosse di pomodoro davanti ad un piatto di pasta: “Per l’utilizzo di questa unità – continua Acerbis – è stato definito un comodato gratuito proprio con la  Parrocchia, si è provveduto alla ristrutturazione completa, e si è definito che gli spazi fossero adibiti all’ospitalità dei trapiantati (e delle loro famiglie) in cura presso l’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Anno 2014

Nel 2014 una nuova possibilità : “In poco tempo si è arrivati alla saturazione e alla necessità di nuovi spazi. E’ stata una scelta meditata ed importante, ma abbiamo deciso di continuare. In accordo con la Fondazione Brolis proprietaria della Casa di Ricovero di Verdello, (trasferitasi nel frattempo fuori dal paese), ci siamo concentrati nel recupero di due piani della ex struttura quale secondo luogo di accoglienza aumentando il nostro impegno e la nostra presenza”. I lavo-

ri, realizzati grazie al sostegno della Fondazione Banca Popolare di Bergamo, Fondazione della Comunità Bergamasca, dell’Associazione Amici del Trapiantato di Fegato, dell’Associazione Cuore Solidale e di alcuni privati hanno portato (per un ammontare di 40.000 euro) alla riqualificazione di 16 ambienti per un totale di 33-35 posti : “Nel nuovo spazio – commenta Acerbis – abbiamo fatto in modo che insieme a semplici stanze, si ricavassero anche 6 mini appartamenti dotati di cucina così da garantire la migliore autonomia agli ospiti impegnati a Bergamo per lunghi periodi. Dalla ristrutturazione sono stati inoltre ricavati un soggiorno, una cucina comune, una lavanderia, un giardino attrezzato per i bimbi.

Accoglienza  senza frontiere

Gli ospiti giungono da molte Regioni italiane e da altrettanti Paesi europei ed extraeuropei : “Nei primi anni di atti- vità Gigi Picenni, nostro ex associato attivo soprattutto sul fronte ospedaliero, si occupava di segnalare la disponibilità dei nostri spazi; oggi la struttura è conosciuta sia dentro che fuori dall’Ospedale ma per chi ha bisogno di ricevere informazioni abbiamo una brochure aggiornata e un sito internet”. I dati dicono che nel 2015 fino ad oggi il 62% dei pazienti ospitati è italiano e il 38% estero. Nel 2015 da gennaio a settembre compreso l’Associazione ha assistito 66 famiglie provenienti da Italia, Serbia, Albania, Slovenia, Egitto, Macedonia e Cina con una occupazione per camera di 1402 notti; la media presenza per camera è stata di 2,2 persone, la permanenza media per camera è stata di 21,21 notti con una punta massima di 159 notti: “Per gli italiani con maggior frequenza ospitiamo pugliesi, naturalmente lombardi, calabresi e siciliani e si tratta di pazienti adulti o di ragazzi sopra i 18 anni, eccezione fanno i bambini serbi che con frequenza sono curati presso il Papa Giovanni XXIII”.

Al servizio di ospitalità si lega anche quello di aiuto nel trasporto quotidiano verso l’Ospedale: “Ci siamo dotati di due autovetture che quotidianamente effettuano una media di 3-4 viaggi. Per l’Associazione è un’attività impegnativa e onerosa, ma sappiamo anche che è fondamentale, in quanto il più delle volte le persone non sono autonome o per problemi di salute o perché provenendo da lontano arrivano in aereo”.

Con il malato in ogni momento

I risultati positivi e il continuo aumento di richieste suggerirebbero un ulteriore ampliamento, ma il nostro scopo principale non è affermarci nel mondo delle onlus, ma l’unica nostra missione è portare i nostri ospiti alla convinzione che: “Essere nostri ospiti significa essere accolti in una famiglia, aiutiamo gli ammalati e i loro cari non solo dal punto di vista pratico ma anche emotivo e affettivo. Nessuno è mai lasciato solo, si creano momenti di aggregazione e condivisione, nascono legami di affetto e amicizia che portano a forme di solidarietà soprattutto tra gli ospiti oltre che con noi. Tutto questo è possibile perchè a nessuno viene mai negata l’attenzione della quale ha bisogno. Home non è un albergo, bensì una casa di accoglienza. Ampliare ulteriormente la struttura, considerando che il numero dei volontari è di 6, con altri che ad oggi hanno espresso la voglia di dare una mano, sarebbe un azzardo e rischieremmo di perdere il clima affettuoso, comprensivo e attento che sempre ha contraddistinto il nostro operare, proprio come in una famiglia”.
Questo non significa limitarci ai solo trapiantati o in attesa di trapianto. Durante la nostra esperienza e il nostro essere presenti nelle corsie degli ospedali siamo stati toccati da diverse realtà di estremo bisogno, le quali abbracciano ampie patologie, come i malati di moyamoya, una malattia della corteccia celebrale curata e operata unicamente dal Giovanni XXIII, oppure dai pazienti cardiopatici, oncologici, o coloro che provengono da tutta Italia per la chirurgia Bariatrica presso la Clinica San Marco di Zingonia.
Noi della Home-Onlus siamo vicini a tutte le persone che stanno soffrendo.